Ambientata secoli prima che Bilbo ritrovasse il fatidico Anello, Orc's blood è la storia di Vorothen, creatura tormentata, figlia dell'amore impossibile tra una donna elfo, Feliadol, ed un possente guerriero Uruk-hai, Lahorn. La trama principale tratta del viaggio intrapreso da un manipolo di elfi, comandati da Lord Elrond, alla ricerca della soluzione alla misteriosa malattia, causata dal sangue di orco, che ha colpito gli alti sovrani elfici. Già dai primi capitoli però, alla storia pricipale vengono intercalati sapientemente intermezzi che ci svelano man mano particolari del passato di Vorothen, facendo addentrare il lettore a fondo nei suoi conflitti interiori, causati principalmente dalle due essenze contrastanti che convivono in lei: la morte della madre avvenuta sotto gli occhi della figlioletta, l'allontanamento volontario di questa dalla reggia dorata di Imladis, alla ricerca della propria identità. L'incontro col primo Uruk, la scoperta dell'essenza d'orco che porterà Vorothen a vendicare il padre adorato e mai conosciuto in una battaglia al massacro che non è lettura consigliabile ai deboli di stomaco.
Intorno al mezz'orco l'autrice ha creato parecchi personaggi originali che si muovono alla perfezione ed in armonia con quelli tolkeniani, trattati, peraltro, in maniera assolutamente magistrale: il capoclan Schmek, ad esempio, successore del padre di Vorothen e suo "tutore" nel mondo crudele degli Uruk; Feliadol, madre dolce, triste e alquanto sfortunata.
Lord Elrond e Legolas sono caratterizzati in maniera impeccabile, in particolar modo il Signore di Imladis, anch'egli diviso tra il proprio status di sovrano ed i sentimenti che Vorothen fa affiorare in lui.
Il romanticismo non manca in questa storia, soffuso, delicato, sensuale e seducente. L'autrice è maestra nel descrivere momenti sospesi, parole non dette e baci mancati, lasciando così i lettori a sospirare e desiderare che più avanti succeda "qualcosa in più".
Lo stile è assolutamente in linea con quello tolkeniano, le atmosfere sono rese con maestria, le scene dipinte con pennellate tenui quando trattano della leggadria del mondo elfico o con tratti duri e tinte scure rotte dal rosso del sangue quando si narra della vita battagliera degli Uruk.
Il lessico è molto, molto ricercato eppure solo per brevissimi tratti può risultare pesante. La lettura è sempre scorrevole e l'alternanza di momenti malinconici o addirittura drammatici a intermezzi quasi comici invoglia il lettore ad andare avanti. In particolar modo la caratterizzazione stessa di Vorothen, capace di passare da uno sguardo di ira infuocata ad una linguaccia birichina spesso allegerisce le tensioni, rendendo il personaggio terribilmente "umano".
Lodevole la ricerca effettuta dall'autrice sui nomi e le terminologie elfiche ed Uruk: Vorothen ha, così come vuole la tradizione tolkeniana, nome elfico e nome orchesco. Al termine di ogni capitolo è inserito un dizionarietto che aiuta il lettore nelle traduzioni dei termini in "lingua originale".
I luoghi, i percorsi lungo la Terra di Mezzo sono stati accuratamente studiati e tutto si incastra alla perfezione nel mondo creato da Tolkien.
Una lettura molto gradevole, sicuramente adatta non solo agli amanti di Tolkien ma del fantasy in generale. Un suggerimento: non fatevi spaventare né dalla lunghezza dei capitoli né da quella della storia (tutt'ora in corso) in quanto seppur il lessico sia ricercato e a volte troppo "ricco" la lettura scorre veloce in quanto la storia è un continuo incalzare di avvenimenti.
Commenti
Sono molto più che
Sono molto più che lusingata, anzi, lusingatisssssima di trovare questa chicca da parte della mia carissima amantissima Eos!
Ringrazio lo spazio che avete dato ad una recensione così bella e così motivante - eeeehi, quasi quasi mi viene voglia di rileggermi! xDD - ed ovviamente alla possibilità che la storia ha di essere definita gradevole e nei suoi piccoli particolari lodevole.
Un abbraccio speciale ad Eos, che mi ha sorpresa e mi ha fatto venire i lucciconi. *__*
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